14 gennaio 2013

#Elezioni2013 - L'appuntamento delle urne: scegliamo la Speranza non il Disincanto

Questo editoriale che ho pubblicato sull'ultimo numero del Corriere della Valle, ovviamente non per merito io ma delle dichiarazioni del Vescovo che riporta, ha avuto una certa eco sugli altri organi di informazione. Mi interessa sapere che cosa ne pensi.


L'augurio di Luigino Bruni, docente di Economia politica all’università Lumsa di Roma, è che nascano scuole popolari che si occupino non solo di parole economiche come spread, fiscal compact e spending review ma che aiutino a governare la democrazia. E' una preoccupazione seria che deve riguardare tutti noi. 

Del resto sempre Bruni, in un editoriale sul quotidiano Avvenire, ha precisato che se ​«Economia» è stata la parola regina del 2012, la prima parola del 2013 dovrà essere «Politica», se vogliamo che l’anno che si sta aprendo sia migliore, anche per l’economia. 

«C’è, infatti, - scrive Bruni - un estremo bisogno di invertire una tendenza in atto da qualche decennio, quella che ha portato a usare sempre più la logica economica in ambiti non economici, quali scuola ("offerta formativa", debiti e crediti), sanità, cultura. E politica. Non è raro ascoltare importanti giornalisti economici italiani parlare oggi dei partiti come di «competitors», di «offerta» e «domanda» politica (quale sarebbe il «prezzo» di equilibro?)». Ma l'aspetto più grave è che nel Paese è diffuso un «sentire comune disincantato che a troppi non fa più credere che ci possano essere ancora cittadini, tanto meno politici, motivati anche dal bene comune e non soltanto da interessi privati. Il pan-mercatismo di questi decenni ha anche alzato il "cinismo medio", convincendo tanti di noi che la logica degli interessi sia la sola vera e realistica, e che tutto il resto è solo chiacchiere». Per Bruni non è vero. Anzi oggi sarebbero molti i cittadini «che vanno oltre il loro interesse economico continuando a tenere aperta un’impresa per non licenziare, a pagare tutte le tasse sapendo di essere quasi gli unici a farlo, a credere e a investire nella politica e ad andare a votare per amore civile, nonostante tutto. L’Italia ha già avuto dei momenti felici nei quali la politica, a tutti i livelli, è stata qualcosa di più e di diverso dalla ricerca di interessi privati di elettori ed eletti». 

Dobbiamo convincerci che uomini e donne sono capaci di agire anche per interessi più grandi di quelli privati, negarlo significherebbe negare l’umanità e la dignità della persona. «I decenni dai quali stiamo (forse) uscendo - ha scritto Bruni - hanno minato la virtù della speranza di poter cambiare: ma è da questa speranza, che a livello antropologico, e quindi politico, possiamo e dobbiamo ricominciare. Imboccando la strada della buona politica, che dipende certamente dalla "intelligenza media" del Parlamento prossimo venturo, ma dipende anche, e oggi soprattutto, dalla sua "moralità media"». E non solo. Dipende anche molto da noi. 

E il 2013 ci offre una doppia occasione di rendere veramente nuovi questi tempi. Tuttavia prima di tutto dobbiamo essere noi a scegliere la speranza e non il disincanto, a dimostrare di avere davvero a cuore il bene comune. Votare per stabilire quali saranno i futuri assetti regionali e nazionali è un esercizio di carità inestimabile. A ricordarcelo è stato il Vescovo di Aosta, Mons. Franco Lovignana, in occasione della messa del giorno del 1° gennaio, festa di Maria Madre della Pace. La fede è impegno dentro alla storia, quella storia in cui il Figlio di Dio, nato da donna, non ha disdegnato di entrare. Una storia che in questo anno ci porterà anche a vivere gli appuntamenti importanti delle urne. «Come cristiani - ha sottolineato il Vescovo nell'omelia - sappiamo che si tratta di fare un vero discernimento informandoci, confrontandoci e alla fine giudicando secondo coscienza. Dobbiamo prestare attenzione al particolare momento storico che stiamo vivendo e soprattutto avere sempre davanti agli occhi alcuni punti luminosi di riferimento che diventano criteri di scelta: bene comune, onestà, libertà, vita, famiglia, giustizia, solidarietà». 

Una scelta, qualunque essa sia alla fine, per la quale «non possiamo seguire logiche di parte o di interesse personale, ma solo la logica del bene comune come ci viene presentato dal Vangelo e dalla Dottrina sociale della Chiesa». Di qui una proposta. «Perché non prendere in mano e studiare in questo periodo il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa? - ha concluso il Vescovo - Guardiamo in faccia le persone che si presentano davanti a noi. Chiediamo loro piena trasparenza: non accontentiamoci delle parole, guardiamo alla loro vita, anche privata. Se hanno già avuto impegni pubblici, verifichiamo come hanno agito: hanno promosso il bene comune o se stessi? Hanno creato una cultura di libertà, di partecipazione, o un sistema di potere clientelare? Dobbiamo esigere da chi ci chiede il voto non favori per noi stessi o per la nostra famiglia, ma esigere trasparenza e progetti chiari e concreti sui problemi delle persone e delle famiglie, dei giovani in cerca di futuro … non promesse, ma progetti concreti sul lavoro, sulla salute, sui trasporti, sulle politiche a difesa e promozione della famiglia che va riconosciuta nella sua singolarità umana e sociale e quindi aiutata e non penalizzata; impegni chiari e non fumosi a difesa della vita in tutte le forme e in tutte le stagioni che vuol dire difesa della vita nascente e della vita al suo tramonto, ma anche diritto al lavoro, libertà di educazione, dignità e qualità della vita, diritto alla salute per tutti».

E' chiaro che queste parole implicano prima di tutto un serio esame di coscienza. Quali sono i criteri che mettiamo in campo al momento del voto? La Fede ci dà dei paletti chiari. Inequivocabili. Scegliamo perciò la speranza non il disincanto. 

0 commenti:

 

© ImpresaVda Template by Netbe siti web